Postura e appoggio plantare

Scopriamo il rapporto tra appoggio plantare e postura

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L’appoggio plantare rappresenta uno dei principali punti di contatto tra il corpo umano e l’ambiente. Qualsiasi alterazione in questo rapporto può riflettersi sull’intera postura, generando adattamenti compensativi che coinvolgono articolazioni, muscoli e strutture sovrastanti. 
La camminata ''normale'' prevede un appoggio del piede ben definito. Nel passo corretto, il primo contatto con il suolo avviene attraverso calcagno, poi il carico si sposta progressivamente lungo il bordo laterale del piede, raggiungendo l'avampiede in corrispondenza della base del quinto dito. Per questo motivo una leggera usura delle scarpe sul bordo esterno del tallone è del tutto normale e non deve essere interpretata come un segnale di anomalia. Successivamente, avviene un naturale trasferimento del peso verso la parte mediale dell’avampiede fino al primo dito. In questa fase si verifica un movimento di rotazione verso l’interno per distribuire correttamente il carico e facilitare le fasi successive.
Quando il piede non distribuisce correttamente il peso durante il passo si verifica un’alterazione posturale. Questo può influenzare tutto il corpo, portando a compensi e squilibri che coinvolgono:

  • ginocchia;
  • anche;
  • bacino;
  • schiena. 

A volte il corpo modifica il modo di camminare per evitare il dolore, ma così facendo può creare una catena di altri problemi. Le alterazioni dell’appoggio plantare e della postura possono riguardare persone di tutte le età: dai giovani sportivi agli adulti sedentari, fino agli anziani. Possono manifestarsi con livelli di gravità molto diversi e connessi alle più varie condizioni: da una leggera inefficienza biomeccanica fino a deformità o patologie conclamate. In molti casi queste alterazioni sono asintomatiche, mentre in altri casi possono predisporre nel tempo a sovraccarichi e disturbi posturali. Per questo motivo ogni paziente va valutato singolarmente, considerando il suo stile di vita, le esigenze funzionali, l’età e l’eventuale presenza di compensi o sintomi. L’osservazione clinica e la valutazione biomeccanica permettono di capire se e quando è opportuno intervenire.
Le alterazioni posturali legate all’appoggio plantare possono essere causate da:

compensi antalgici. Quando una struttura è sofferente, il paziente adotta una camminata antalgica per evitare il dolore. Questo provoca adattamenti posturali e squilibri a carico di altre articolazioni;

sindromi pronatorie. Caratterizzate da eccessiva pronazione del piede;

eterometrie. Differenze reali di lunghezza tra gli arti inferiori;

retrazione delle catene muscolari. Rigidità delle catene posturali che provocano, ad esempio, un distacco anticipato del tallone dal suolo durante il passo, riducendo efficacia della deambulazione e aumentando la fatica.
 
Le alterazioni nell’appoggio del piede e nella postura possono manifestarsi con diversi sintomi, che variano in base alla gravità e alla natura del problema. Tra i segnali più comuni che il paziente può avvertire ci sono:

  • dolori e fastidi locali al piede: in presenza di sindromi pronatorie o di sovraccarico dei tessuti molli possono comparire dolori nella zona del tallone, arco plantare, regione mediale o laterale del piede, spesso associati a infiammazioni come fascite plantare o tendiniti;
  • callosità: una camminata alterata può portare a una formazione di callosità, che il corpo produce come ''protezione'' per una zona dove il corpo avverte un'eccessiva pressione, non coerente con quella fisiologica;
  • dolori a livello delle articolazioni sovrapodaliche: l’eccessivo stress biomeccanico può provocare dolore a ginocchia, anche o bacino, che può essere percepito come rigidità, tensione o limitazione nei movimenti;
  • alterazioni della camminata: per ridurre il dolore, il corpo può modificare il modo di camminare (deambulazione antalgica), con conseguente squilibrio e affaticamento muscolare;
  • senso di instabilità: in caso di instabilità articolare, tipica anche del piede supinato, il paziente può avvertire difficoltà nell’equilibrio, rischio di distorsioni o una sensazione di ''cedevolezza'' durante la camminata o la corsa;
  • affaticamento muscolare: retrattilità, rigidità o malfunzionamento muscolare possono causare un precoce affaticamento durante il cammino o l’attività fisica;

Nel percorso di inquadramento e gestione delle alterazioni dell’appoggio plantare il podologo ha un ruolo centrale grazie alla possibilità di eseguire una valutazione biomeccanica mirata, che non si limita all’analisi del piede come struttura isolata, ma lo considera all’interno di un sistema complesso in cui interagiscono anche le strutture sovra podaliche: ginocchia, anche, bacino e colonna vertebrale. A seguito di un’anamnesi accurata, di un esame articolare e di mobilità e di test funzionali mirati, il podologo è in grado di distinguere tra:

deformità strutturate: non più riducibili, che vanno accolte e rispettate come parte dell’equilibrio del paziente;

compensi posturali riducibili: che possono essere corretti attraverso il trattamento, con maggiore libertà e margine d’intervento.
Sulla base di questa analisi è possibile proporre soluzioni ortesiche plantari personalizzate, realizzate su misura, che supportano e guidano il movimento senza mai forzare le strutture coinvolte. 

È consigliabile consultare un podologo come screening e prevenzione durante il corso della nostra vita, ma soprattutto se si avvertono dolori al piede, difficoltà a camminare, instabilità o fastidi che persistono nel tempo. 
Presso il Centro Medico Medora è possibile effettuare una visita podologica specialistica, rivolta a pazienti di ogni età. Il servizio è gestito dal podologo Mauro Dispenza.

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